
L'aneddoto che vi stiamo per raccontare accadde sempre nel paese natale dello scrivente,ed anche se non lo citiamo,non e' per non farvi pubblicita',ma per ben altra ragione.- Accadde che anni or sono,in detto paesino vi si stabili' un nobiluomo dalle eccelse doti canore e che era solito farsi udire ed ammirare come tenore,cantando in latino durante la celebrazione d'ogni Messa d'una certa importanza.- Innutile dire quale che fu',di tutti,l'ammirazione,tant'e' che non di certo solo per queste suo doti canore,veniva ammirato si,ma anche seguito ed ubbidito da uno stuolo di persone che,in tutto di fanno poi lo hanno seguito.- Piu' riverito ed ubbidito dello stesso prete che l'aveva assunto,se cosi' si puo' dire,al solo scopo di farlo udire nel suo melodioso cantare.- Di cultura di certo non ne aveva un gran che,e malgrado il prevosto si sforzasse d'insegnargli un po' di latino,di capire il latino,benche' lo cantasse,detto cantore ben se ne guardava,e fatto proprio un certo dire,del celestiale modo di far capire,un bel di' inizio' dicendosi il chi,cantando in latino,aveva capito tutto sulle chiavi del Divino.- Meraviglia e stupore,ancor piu' detto da tal tenore,e fu' cosi' che,a furia di dirlo ed a tanti farlo sapere,una domenica,di' di festa,a fine Messa,allor quando tal tenore per ultimo stava lasciando la chiesa udi' una voce dirgli cosi':- " Ad ogni vigiglia di Ferragosto,che come sai e' la mia festa,mi mostrerai a modo tuo,cosa hai capito tu del Divino,ed io poi agiro' di conseguenza".- Il Tenore ad udire tali parole,si guardo' attorno attonito,quasi cercando il chi le avesse pronunciate,ma vista la chiesa completamente vuota,capi' da se.- Fatto' sta' che se gia' l'anno seguente in tale data convenuta organizzo' una processione di ringraziamento,l'anno dopo,visto l'ottenuto si mise d'impegno e,prendendo spunto da qualche suo trascorso,con in piu' qualcosa d'altro visto o saputo qua e la,sentendosi come il Doge di tale nota citta',volle a modo proprio mostrare appunto il cosa avesse capito,piu' che dal latino carpito.- E tale notte di estiva vigiglia,postosi in riva al lago,con alcune oche che si era fatto prestare,ed alcune barchette con sopra postovi un lumino acceso,s'aprestava,nel bagliore lunare,a celebrare una sorta di rito nuzziale piu' che con il mare,con lago e cielo.- E,legate le oche a tali imbarcazioni,sulle quali brillava il lumino le mise in acqua,convinto che di sicuro avrebbero nuotato fino al loro nido,portandosi appresso tale battello,ma ahime' nel buio con il temuto lumino che ben presto incendio' anche tali barchette le oche si spaventarono,e starnazzando ben altro fecero,come ben vi potete immaginare.- "Queste oche della Madonna...mi hanno rovinato." Urlo' di li a poco il Tenore.- Al che da tale oscurita' si levo' una vocina che disse cosi':- "Ah,ma adesso l'oca sarei io ? Dopo tutto quello che ho fatto per te ? Aspetta e vedrai da te che oca sono e sempre saro' io per te e chi come te."- E se gia' tale imprecazione,in un sol colpo aveva cancellato ogni beneficio ricevuto con la processione dell'anno prima,il Tenore che da quel giorno in poi non si rassegno' a tale sorte avuta,lascio' ai discepoli che in tutto negli anni a seguire lo avevano poi seguito,il compito di tramandare come tradizione,il mostrare su barchette galleggianti il cosa,non solo aveva insegnato loro,ma anche il cosa,i quanti avevano capito.- E se gia',negli anni a seguire,tale tradizione si allargo' al mondo intero,il carnevale fatto con tutto cio' fu sempre rilevante,ancor piu' se si pensa che,se gia' lume si diceva il Tenore dal suo canto illuminante,oca era e divenne poi il chi accusare d'ogni cosa andata male,con pero' l'ovvieta' che,a nessuno fu mai spiegato che il latino male inteso ed interpretato,non era di lumi e di oche che era solito indicare bensi' di quel cielo sede del Divino Celestiale,e dato appunto il "Caelum" latino,preceduto dall'oh di sorpresa,mentre ancor oggi di' c'e' il chi ben fa capire che oca,per i quanti puo' essere qui,con il soprannome di Celestino,in ricordo appunto di tal Tenore,vien indicato qua,chi di oca,in oca va.-