conosciutissimo

Continuo qui cio' che avevo iniziato altrove ove non si sa' chi,ha chiesto d'aver guai,per cio' mentre se li gode conoscendomi cosi'io gia' continuo qui.-

13 febbraio 2006

Il richiamo della foresta.-


Noto libro dello scrittore statunitense che non descrive affatto ne' la foresta Amazzonica,men che meno la foresta nera,bensi' che chiaramente traccia e delinea,identificandola come animale,quell'istintivita' che caratterizza quelle persone che,avendo un genio su cui poter contare,ben sanno,non solo a chi affidarsi,ma anche e vieppiu' il quanto questi,facendosi appunto istinto,le riesce a guidare,ogni volta,fino al raggiungimento dello scopo,al genio stesso chiesto,e per cio',prefissato.- E se l'ovvieta' del paragone con l'animale,risulta palese,non avendo l'autore,altro modo per descrivere l'origine stessa dell'istinto,e cioe' di cio' che esula totalmente dallo scibile umano,volendo appunto descrivere una o piu' situazioni in cui si va ad incontrare anche ogni singola persona,non e' che sia un angelo custode,la rettorica figura che guida l'individuo,bensi' e solo nello specifico caso femminile,proprio tale genio in tutte posto dal Divino,ma taciuto nel corso dei secoli,da chi lo ha sempre temuto,relegando cosi' la donna a ruoli secondari,facendola e facendola cosi' credere piu' simile all'animale che non a se stesso o a quel Divino di cui molto meno ancora ne seppero nel corso dei secoli tutti.- Il che significa proprio che il chi,e ben sapeva,c'e' sempre stato,ma ben se ne e' guardato dal farlo sapere,preferendo in un certo senso usarlo allor quando se ne presentava l'occasione,addottando cosi',ma astutamente quella legge della carota e del bastone,che in toto,giacche' usata con l'animale,avvicina e di conseguenza fa anche ben apparir animale chi tale legge e' costretta a subire.- E se poi,con l'ovvieta' di sapere,la donna stessa si sente piu' attratta dal Divino che,non dal proprio,diciamo,vicino,l'autore nel suo libro fa diventar foresta tale Divino,vist'appunto che il Divino e' uno solo,mentre che sa del genio posto in se,una sola non e',cosa questa che,nell'ovvieta' fa da sprone,visto che,non e' la foresta a scegliere chi da lei andra',ma e' tale istinto che ognuna ha che decide il quando andare a visitare ed a fare cio' che solo lei sa,tale foresta di cui ben sa'.-

10 febbraio 2006

La dolce vita.-

Gran bel film che nell'ovvieta' di quando venne girato lo si disse futuristico,sebbene a quel tempo non venne ben compreso il concetto stesso,che in altri termini lo si sarebbe potuto definire fantascentifico,specie allor quando il corollario d'attori,accorgendosi di aver recitato la parte sbagliata,e' costretto,non piu' tanto ad avere il tempo per pensare,quanto a doversi recare dal veterinario sia per pregarlo di prendersi cura del proprio uccello ormai gia' affetto da quel male incurabile,ultimo residuato della dolce vita sbagliata,sia per dar modo a questi di constatare le analogie assimmetriche esistenti tra tale paziente a costi' affidato,ed il chi a farlo da costi' curare ce l'ha portato.- Convincente e',appunto,la deduzione che costi' fa da questa analisi e che ben caratterizza poi il susseguirsi delle vicende che conducono inesorabilmente ad un'unica conclusione,riassumibile il quell'ovvieta' che convince non piu' solo il veterinario,quanto ed ancor di piu' lo spettattore.- Stupendamente recitata dalle varie poste nel cast,il ruolo femminile,che,dovendo addattarsi alla dolce vita di chi non e' piu' succube dell'altro sesso,non solo scopre l'America ma anche tale genio che lei sola puo' avere e che l'aiuta il ogni dove,favorendole cosi' la stessa vita dolce.- Genio che nell'ovvieta' s'accresce nell'accrescersi delle intimita' e che dolcemente sospinge chi cosi' vien beata a non piu' celare od occultare i propri sentimenti oltre a cio' che vennero definiti i pudori da chi,cosi' le precluse la possibilita' di godersela ovunque in tutta tranquillita',trasformandole cosi' in quella che si potrebbe dire una novita',ma che ben mostra,nel cambiamento l'inizio di una nuova era che non verra' giacche' in tali termini iniziata lo e' gia',in tal modo sa' da se a chi rivolgersi per acquisir il valore,ed esser di fatto rivalorizzata,senza dover aspettare di esser,quasi a premio scelta da chi in tal modo la solo usata.- Cosi' anche il Divino ben se ne esce dall'astratto ruolo in cui fu relegato in passato,e divenuto chi il genio a costei,prima le diede,poi le fece trovare,ben insegnandole a non lasciarlo mai riaddormentarsi,resta,si fa per dire,ad aspettare che a lui giunga chi,nel volersi in toto appagare,si vuol nel contempo,appunto,rivalorizzare,senza dover derubare lo stesso Divino che,in quel caso sciagurato,non la potrebbe piu' aiutare.- Al che,dolce vita per tutti si,ma chi in un modo,chi in un altro,giacche' cosi' e' gia',e cosi' per sempre sara'.-

08 febbraio 2006

Via col vento.-

Senz'ombra di dubbio e' e rimane uno dei pochi capolavori,indimenticabili,dell'arte cinematografica.- Perfetta e stupenda e' l'ambientazione scenografica,e gli effetti speciali addottati per renderlo ancor piu' realistico.- E fortemente significativa e', nel film stesso ,la radicale trasformazione che subisce la citta' Americana di New Orleans ove il film venne volutamente ambientato per meglio sottolineare quel carnevale multi-etnico che la rese celebre e famosa nel mondo intero,quasi si sia da sempre voluta eleggere ed ergere a capitale della globalizzazione carnevalesca che ha contraddistinto l'intero scenario esistenziale di nuove e vecchie generazioni di fattisi credere Deus ex Macchina,non proprio da scrivere.- Cosi' come fortemente carismatico e' il ruolo del personaggio principale,vale a dire di Katrina,che con il suo lussuoso turbinare squote non solo gli animi fino ad intimorire chi vile mai lo fu',ma che ben lascia quell'indelebile traccia del suo passaggio che,di fatto caratterizza appunto l'intero film,e piu' ancora la trasformazione che ne segue di quella cittadina,prima caotica e jazzistica sede di vizi e depravazioni,poi quieto laghetto dalle acque cristalline ove sguazzano le oche,e sulle cui sponde giocano giocosi i bimbi,tutt'altro che maliziosi.- Il che fa del film stesso,quel capolavoro che gia' s'e' detto e che di per se',sottolinea ancor di piu' la maestria cinematografica,diciamo,Americana,gran fonte ispirativa e d'insegnamento in ogni dove.-

07 febbraio 2006

Francesco De Sanctis


Non si puo' di certo dire che,anche come critico,fu' uno stinco di Santo Patrono italiano,ma una cosa e' ben certa,riprendendo seppur in filosofico modo da pensatore il poetico concetto di sempre ben lo chiari' illustrandolo in altro modo,ed ancor piu' lo ribadi'.- Peccato solo che non tutti ebbero la possibilita' di capire che quale pensiero,la necessita' di chieder la mano di Dio per cosi' poter aver tutte per se le sue mani,coincide ancora e pur sempre con l'esser in tal modo poi portata in palmo di mano,ed in tal senso ottenere cio' che altre,senza tale ardire possono sempre e solo limitarsi a sognare.- Ma molto piu' chiaro e' invece,nell'opera lasciata ai posteri dal De Sanctis,il concetto del femminile egoismo che,se di fatto vuol la donna emancipata ed in toto appagata,deve esser ribadito e molto piu' manifesto,giacche' se costei non usa solo ed unicamente tutto per se,il genio sonnecchiante che da sempre in lei stessa ha gia',non solo lo perde,ma non ha nemmeno piu' modo d'accrescersi o di sanarsi facendosi,nel godimento,aiutare,difendere o sanare,proprio da tale genio che,se ben sveglio tenuto tutto puo' fare,purche' non lo si disperda,e cosi' lo si obblighi a perdersi in mille e piu' desideri o in altrettanti risvolti.- Concetto che ancor piu' ritroviamo il La Giovinezza,opera nella quale il critico esalta pure la necessita' di cui sapete gia',d'esser portata in palmo di mano da chi,oltre a dar molto piu' piacere ben sa' far lavorare lo stuolo geniale che tutto puo' fare,facendo allor quando palese diventa tale necessita',costoro lavorare in modo soprannaturale al fine,appunto,di cosi' ancor di piu' valorizzare chi al Divino si e' rivolta,vincendo ogni sorta di timore,per essere aiutata con quel infinito amore che tutto sa cambiare in favore di chi,in tal senso,ha gia' saputo cambiare.- E se dura e' la critica che si puo' muovere al pensatore,ancor piu' dura si fa la critica nei confronti di chi mai volle egoista la donna stessa,relegandola cosi' al subalterno ruolo che l'emargino',e di fatto le impedi' di raggiungere ambiti traguardi dovendo,pensare,prima ad altri e poi a se stessa,con l'ovvieta' che lo stesso critico palesa a riguardo degli storici mutamenti della societa' e di tutti i cambiamenti che subi',visto che,se con l'immaginazione si puo' crear la favorevole situazione,laddove il genio non lavora in direzione di tale concretizzazione hai con la dispersione degli intenti la relativa dannazione,coincidente a quell'insuccesso totale in cui gia' tante si lasciarono rinchiudere anche in modo quasi totale.-

Giovanni Verga


Noto scrittore dall'indubbio talento che ben descrive e ritrae in prosa cio' che poeticamente ben gia' si sa',ma invertendo le parti in modo che soltanto chi il quanto conosce puo' da se' intuire il suggerimento da seguire,con l'ovvieta' della Garibaldina che non e' di certo colei che si fa con l'eroina,bensi' e' chi sa da se recitare la parte Goldoniana poeticamente,appunto,ben nota,fino al raggiungimento di quella manifesta maturita',non di certo dovuta all'eta',bensi' a quanto unitariamente muta in se,e che vieppiu' divien manifesta come il bisogno che ha,di non tener il quanto celato o quasi solo per se',diversamente il chi da sempre sogna o vuole,anche solo per un momento,tutto per se,ben difficilmente puo' sapere che matura lo puo' essere gia',malgrado la giovane o l'apparente eta'.- E se gia' di Malavoglia attende appunto di poter mostrare tale maturita',con tale attesa che,di fatto la fa eroina tra tanti eroi mancati,render noto tale vissuto ancor piu' ricalca appunto il cambiamento in atto di chi,ha saputo risvegliare il sonnecchiante genio a costei soltanto familiare,che nulla ha a compartigliare con quanto detto dalla credenza popolare.- E se l'ovvieta' vuole che dopo aver ben mostrato di aver raggiunto o quasi il merito ambito di tale maturita',avendo per di piu' ben capito che,realizzando il sogno che per un bel po' la fece recitare in quell'asolo atto di fatto a risvegliare ed a ben sveglio tenere il genio solo che la puo' aiutare,ha modo di raddoppiare l'aiuto geniale ottenendo cosi' molto di piu' di quanto potrebbe umanamente sperare,quale prova finale,se cosi' si puo' dire,le compete il doversi andare a cercare chi in tal senso,appunto,la completa e quindi la puo' in toto appagare.- Particolari questi,che ben descritti e fatti intuire nell'insieme contestuale dell'opera Verghiana,anche se con altre vesti ritrovabili nelle narrative opere di non pochi altri scrittori,v'e' in piu',quale moto rivoluzionario il cui lo stesso Verga ambienta i suoi racconti quella ricerca di liberta' e di emancipazione tipica di chi non vuole aver padrone,e che si concretizza appunto con l'aiuto ricevuto dal proprio genio,che,in tal senso,non solo la porta a superare qualunque tipo di ostacolo,ma pure a cimentarsi il cose nuove,o mai dalla medesima tentate e che in ogni caso,raggiunta tale maturita' ben sa' che alla grande supera e superera' senza incontrar alcuna difficolta',ancor piu' se appagata e dal duo geniale aiutata.-

04 febbraio 2006

Carlo Goldoni


Veneziano lo fu',di nascita,ma nulla ebbe a che spartire con quello zietto di Venezia detto,che si circondo' si,anche di veneziane,oltre che di ben note brioches,ma alla crema,al cioccolato,con la marmellata o ricoperte di zucchero od anche per viziare un po di piu',con quella cocaina che colla mai fu'.- E non a caso,il noto commediografo nacque a Venezia ma fu' in quel di Parigi che mori',a differenza appunto,di tale imitato zietto che preferi' Milano per agir,si disse, di propria mano,in mezzo ad un gran scandalo metropolitano.-Commediografo dell'arte o della finzione,che in scena porto' le maschere piu' che per celare per ribadire il poetico concetto della finzione nella realta' che alle proprie mani affida,l'intimita', nella finzione di quella realta' che ancora non ha,accrescendo cosi',nella realta' ,quell'intimita' che ben necessita per meglio mostrare in cio' che appar finzione,quanto desiderato ha gia' cio' che vorrebbe in sostituzione della propria finzione quale realta' sublime che in quel momento nessun altra puo' avere qua.- In tal modo,e lo sai gia' da te,il Goldoniano concetto preservativo,che nulla ha a che vedere con la castita',e che appunto in tal senso vien ribadito,ed in molteplici aspetti mostrato,si limita al gioco di mano che,seppur alle volte,appare villano,e' e rimane Divino oltre che tutt'altro che trascurato o trascurante,cosi' come da se sa' gia' chi usa tal finzione in attesa di poter mostrare quella realta' coincidente alla maturita' degli intenti e che la pone in azione,e non piu' in attesa di chi ha,nella finzione,atteso e o sognato quasi che fosse un angelo stregato.- E se di mano in mano,attuale e' ancora e piu' che mai il concetto Goldoniano,lo si deve piu' che altro proprio ed esclusivamente per tale finzione,che accentua ed accresce nella realta' il concetto vero e proprio della maturita',che di fatto non e' quel dover attendere d'esser colta,quasi che si fosse un pesca matura,ma che pone in azione,prima mostrando cio' che maturo s'e' fatto nella finzione,e poi ben sostituendo con la realta' cio' che si sostitui' con la finzione,da cui appunto tali maschere usate dal commediografo agli inizi della sua carriera,e poi sostituite con personaggi non piu' celati da maschere e mascherine,a riprova dell'avvenuta maturazione,e quindi dell'orgoglio e del piacere di poter mostrare cio' che di per se' e' innutile celare se di fatto si vuol agire e non piu' solo sognare.-

03 febbraio 2006

Giacomo Leopardi


Come poeta lo si potrebbe definire un D.J. che come altri ha ben saputo mescolare canti e balli anche e i D.J. piu' che altro mescolano tra loro canzoni e balle.- Nell'ovvieta' poetica ben lo si ricorda intento a far quello zabaione a tutti meglio noto come zibaldone,nel quale come in un'Hit Parade ben enumera e declama in quel modo a ben pochi comprensibile cio' che della fanciulla e' virtu' se non pregio o modo sublime d'esistere si,ma senza aver di che lagnarsi qui.- E se gia' nella donzelletta che vien dalla campagna ben si fa notare il bisogno delle zucchine da nascondere sotto al grembiule,che non solo la fanciullina in tenera eta' ha gia',in altri poemi che per comodita' non si sta ad elencare qua,anche il poeta sottolinea il femminile bisogno che ogni donna ha di porre,nelle calde mani del Divino Imperatore che tutto sa',quella sua intimita' che ben s'accresce per far sempre piu' notare il desiderio che lei stessa ha e che da sola esplora e conosce come lei sola puo' fare,tema,quest'ultimo ripreso poi da altri poeti,sommi o meno che siano o siano stati,e che nei vari modi a loro soltanto ben noti,ripropongono quasi a non voler mai far dimenticare che solo ed unicamente la donna sa' chi e' il Divino Imperatore che vuole o vorrebbe,anche solo per un momento,tutto per se.- Ma dimentico non e' il poeta,nemmeno di quell'aspetto del maschio che,pur di ergersi a giudice o a profeta sui e tra i quanti,in su la vetta della torre antica sta',solitario inquanto ha da farsi notare quale uccello dal binomio singolare e che se,come passero vien detto o descritto dal poeta stesso,che sia di fatto un merlo lo si sapeva gia',per in altro modo non discriverlo qua,evitando cosi' ogni tipo di volgarita',ma se tale non fosse nei guai non si sarebbe mai cacciato e di sicuro su ben altro tipo di torre si sarebbe appollaiato,non di certo a far il gallo come da sempre fa,ma nemmeno a far l'uovo per lo zabaione di cui sai gia.-

02 febbraio 2006

Amerigo Vespucci


Di sicuro non fo uno scopritore di talenti nuovi e men che meno di nuovi mondi,anche e se pur sempre lega in buona parte il suo nome,ma non di certo il proprio cognome a quell'America tutta da scoprire nell'asolo esistenziale che ogni donna da se puo' fare,fin dalla sua piu' tenera eta',per toccar con mano ove celate furono quelle vespucce che pongon qua e la quel loro nido riempito d'infinite leccornie per palati soppraffini riservate a chi in se le sa scovare,ed a piene mani le riesce ad apprezzare.- E si fa cosi',scopritrice d'un mondo tutto nuovo ogni fanciulla in fiore,che con tatto ben sa circumnavigare quell'america che lei soltanto ha,solcando il mare della tranquillita' ed indagando con mano,ogni anfratto,ogni insenatora,ogni suo istimo ed ogni sua penisola,quotidianamente,tanto per non lasciar niente al caso,ed ancor piu' per ripetere e non solo mentalmente ogni rotta tracciata ed ogni mappa da tracciare.- E ben s'accresce l'america con il trascorrer del tempo,sospinta da quel vortice frequente di chi la seppe far trovare e che di certo non si puo' e non si riesce a dimenticare,per quanto conteso sia stato,proprio perche' Amerigo non era chiamato,e ben si vorrebbe averlo con se,ogni qual volta si naviga solinghi alla ricerca di quel qualcosa in piu' che di certo costi' saprebbe trovare se solo una mano in piu' fosse disposto a dare,a chi,e lo sai gia',in america sempre piu' spesso va.- Sopra e sotto,dentro e fuori,in quel modo ininterrotto di chi pur sempre sa' navigare per se stessa e per scoprire quel mondo nuovo da non compartigliare di certo con chi,di tutto sa fare,tranne che erudire quasi senza parlare,e come se fosse un vascello militare,tramandato nel tempo da una natura soprannaturale,con a bordo quel genio vero che tutto sa fare,ma che ahime' e' soggetto ad appisolarsi se non vien chiamato spesso a quel dovere per cui fu creato,a vele spiegate son gia' tutte pronte a salpare,le donne dell'intero creato,certe che prima o poi,riusciranno a trovare quell'amerigo Divino che con mano fara' e ben fa loro scovare tutti i nascondigli ove le vespucce son solite stare,in attesa di quel Divin Imperatore,solo levante che dal torpore planetario ben sa levare,oltre a cio' che sai gia',le gabbiette imprigionanti le vespucce che ogni donna ha.-

01 febbraio 2006

Il Tintoretto


Fu' e rimane senza alcun'ombra di dubbio tra i maggiori artisti del suo genere,e forse l'unico che,non solo stando all'altezza del proprio nome,quant'anche del proprio cognome,artistico anch'esso,si fece precursore di quell'altrettanto artistico operato in identico modo eseguito dal paparino di Milano che,fin dalla giovane eta' ben illustro' le proprie artistiche doti innate.- Talentoso artista che seppe imprimere sulla tela,prima nel cinemascope,e sulla telina poi,anche a sedici pollici,al plasma o a cristalli liquidi,ma anche valvolare se non c'e' di meglio,tutta la propria verve,e tutto quel proprio estro che ben seppe inculcare nei propri discepoli,gran, bravi ragazzi,a suo dire che ben seppero continuare quel suo operato privo di sbavature,e che fu' ovunque ammirato in tutte le sue piu' crude nudita'.-Talento che non si limito' ad imprimere su tela e teline varie tutto il proprio estro creativo,ma che anche ben ritroviamo altrove,ove quale vero innovatore seppe dare anche alle classi piu' emarginate quella pari opportunita' di potersene stare il giorno intero con le palle in mano,in imitazione quasi perfetta (si fa per dire) di quel sesso opposto a costoro,che ben erudisce ancora a riguardo di tutto il proprio esistere,godendosela finalmente,si potrebbe ben dire,in quella voluta ed anelata Casa delle Liberta',nata e costruita imitando gli antagonisti ed i rivali vari,in tutto il loro esistere,e che,facendo propri questi loro vezzi altezzosi,l'artista ha saputo mettere a tacere senza colpo ferire,dando cosi',ed appunto a tutte quante,la possibilita' di godersela in tutto e per tutto,senza piu' minimamente temere critica o strumentalizzazione qual si voglia,e piu' ancora senza minimamente provar vergogna,o doversi sentir nel disagio di chi vien criticata o anche solo in malo modo osservata.- In tal modo,l'artista,ha saputo farsi portavoce del tempo,e rispecchiando in toto la propria convinzione concettuale della liberta' ben ha saputo ammonire quel proprio pari sesso dal tentare qualunque ritorsione,rammentando a tutti quel patto con l'aldila',dall'artista stesso fatto in eta' matura e che,dando a lui solo la possibilita' d'esser vittorioso pone a tacere i tanti con quel ricordar loro di provare a pisciare,nel caso volessero anche minimamente alterare tale artistico componimento noto in cui Dio solo ha potuto,di suo,aggiungerVi il genio solo,al quale ognuna rivolgersi gia' si puo' e,ben deve nella pari opportunita' anche dall'opposizione data in qual vi voglia casa delle liberta'.- E se del Tintoretto,gia' di per se',altro non si puo' dire,resta inteso che anche il retto solo puo' esser usato per defecare visto che,nel buon nome della liberta' di meglio l'artista che in ognuno sta,fare non puo' gia',ricordando cosi' quale onore ha ottenuto da chi lo ha ben servito,e che di mano in mano che sta,con le mani in mano mai stette qua.-

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